VISIONE ARTISTICA TOTALE

Trovo che fare un quadro serio sia diventata una cosa impossibile.
Non l'evidenza del compiuto ma del comporsi. Il fine rimane insondabile o probabile.
Non un Fine allora,ma probabili, imponderabili, Fini. Plurale e non Singolare.
Il Quadro è troppo chiuso in se stesso, la cornice è una prigione. La struttura, le strutture, qualunque esse siano, non debbono più essere pensate come forme completamente autonome rispetto all'esterno tanto da autoalimentarsi di se stesse.
Quindi strutture aperte, che non smettono mai di aprirsi ad esterne influenze, nella dipendenza cosmica di tutte le cose e dei fenomeni. Ma tutto questo può succedere alle cose vive che respirano, che mangiano. Un quadro non è una cosa viva, non sarà mai una struttura chiusa-aperta. La sua apertura rimarrà qualcosa di fisso, minerale, alla fine chiuso.
Bisognerebbe dimenticare tutto a memoria. Una cosa non è mai la stessa. Una cosa è un momento.
Nonostante questo esistono infinite matrici che si ripetono. Quelle rimangono fisse (rispetto al tempo degli uomini).
Quindi: infinita trasformazione delle infinite stesse cose.

L'arte è sempre e solo uno strumento. Però non bisogna dimenticarsi di "fare con arte" perché è tutto lì il piacere di fare qualcosa. E il piacere nel fare una cosa è fondamentale per farla buona, bella e convincente.
L'arte è un veicolo del concetto, dell'idea, della divinità, ecc. È l'idea che c'è dietro, anzi davanti, che mi spinge a produrre.
L'arte è l'etica del produrre.
Il problema è che concettualmente sono più avanti che operativamente. Debbo trovare i corrispondenti grafici dei concetti. Le forme debbono essere essenziali, simboliche, sperando che non vengano fuori solo dei diagrammi.
L'arte è sempre specchio dei valori di un'epoca, come d'altronde qualsiasi manifattura. Anche la fattura di un cappello è una questione di filosofia.
Se un pensiero non serve per "fare" non serve a niente. Una filosofia che non sia agita è uno scherzo.

Suoni Colori Parole
Musica Pittura Poesie
quali fra queste tre arti è superiore? Quali sono i criteri oggettivi (cioè mitici o metafisici) per poter discernere tale superiorità se esiste?
Sicuramente la Filosofia, come strumento di conoscenza, non è superiore alle Arti perché qualsiasi processo di creazione artistica è un processo filosofico ed è pratica alchemica.
Un'arte non è superiore a un'altra nel suo farsi, nel suo processo creativo.
Qualsiasi processo creativo è processo di conoscenza e la poesia non è strumento di conoscenza migliore della musica o della pittura.
Dipingere è un modo di ragionare senza parole col mondo.
Ma mi son stufato di parlare di questo. Mi piacerebbe cambiare argomento. Vediamo cosa potrebbe andarmi.
Riflessi?
Onde
Raggi
Reti luminose
Invisibili fiori
Poteri Prosperi Posteri
La pittura e la scultura per me sono la forma più diretta di espressione. Cioè la maniera più veloce per potermi esprimere.
Ciò non è poco considerata la mia impazienza.
Si vorrebbe che l'opera d'arte non sia propriamente un oggetto perché nel mare delle cose l'opera d'arte ha la specifica funzione di fare da soglia visibile verso il mondo invisibile. Ma siamo sicuri che questa sia la prerogativa dell'opera d'arte e non la prerogativa di tutte le cose una volta spostate dal loro contesto mondano-pratico per essere messe nel tempio, nel museo, nello spazio dell'arte? Forse a dare artisticità all'oggetto è il contesto. È il Tempio che trasmette artisticità a tutto ciò che entra all'interno del suo perimetro.
Se un Raffaello stesse esposto in casa mia siamo sicuri che non finirei, con l'abitudine alla sua presenza, per considerarlo alla stregua di un oggetto, una sorta di mobile di particolare valore?

quanto riguarda il patrimonio di conoscenza che concede a chi la pratica.
Provo una gran nausea quando penso alla storia dell'arte contemporanea dalla seconda guerra in poi. Nausea anche per il conformismo degli artisti, che chiamerei, più che artisti, duchampisti. Senza avercela minimamente con Duchamp. Comincio a convincermi che l'arte sia una lingua, non morta, ma come se lo fosse. O forse lo è.
Non è più in grado di provocare quella meraviglia che era in grado di provocare fino a qualche secolo fa. Di fronte all'arte contemporanea non si può certo dire di rimanere meravigliati. Ma di tutto questo ho deciso di fregarmene e di usare l'arte come mio personale strumento di conoscenza.
Il mondo delle immagini. Immagini come concetti. Le immagini sono concetti. Qualsiasi immagine, insolita, si trasforma in concetto.
Un suono però è molto più affascinante di una immagine. Il mondo acustico è molto più affascinante di quello ottico perché sembra aver a che fare molto più direttamente con l'essenza del tutto.
Armonie.
Imparare a suonare. Le parole non sono il mio forte. Per comunicare preferisco suoni e immagini, cioè linguaggi, secondo me, più intuitivi.
Soffro per la condizione di marginalità che la pittura e in genere le arti plastiche hanno nei confronti delle arti temporali (musica e poesia).
Soffro per un ennesimo senso di inferiorità.
L'unica maniera per uscire da questo tormento è imparare a suonare.

A questo punto c'è da dire che le "arti" operano in dimensioni diverse, che corrispondono ai diversi materiali che usano per comunicare, e non si somigliano tra loro più di quanto somigliano ad altre arti quali la medicina, l'astrologia, la scienza, la matematica, ecc.
Tutte queste diverse arti sono però sorelle perché tutte operano creativamente, pazientemente sulla materia. Quindi non è vero che la pittura è in più buona compagnia con la musica e la poesia o la scultura piuttosto che con la matematica o l'astronomia.
D'altronde lo stesso Einstein disse che nel dubbio su due formule sceglieva quella che gli sembrava la più bella.

La storia e l'arte. Vedo, sento l'arte come un uscir fuori dalla storia. D'istinto non credo che l'arte possa avere qualche influenza sulla storia degli uomini. Penso che l'arte accompagni gli uomini nella storia per non far dimenticare loro che esiste una storia parallela, forse atemporale, emozionale, sensuale e metaforica insieme che segretamente, inconsciamente, padroneggia qualsiasi evoluzione storico - sociale. Mi sembra che l'arte abbia a che fare con il bisogno di ..... meraviglia e che non può che essere nemica della realtà storica e della quotidianità costante. L'arte in questo assomiglia molto ad un'evasione, non all'evasione illusoria ma all'evasione notturna del sogno. Insomma essa equivale al sogno, al mondo onirico ed è, perché il sogno lo è, lo scheletro invisibile che muove la Realtà e la Storia, la Coscienza e la Concettualità.

CONSIDERAZIONE: che forse la letteratura o la poesia siano superiori alle altre arti per il fatto che permettono al lettore (allo "spettatore") di immaginare? Di fronte a un quadro o a un'opera musicale ci si lascia "trasportare" da ciò che vediamo e sentiamo ma non possiamo ri-creare l'opera nella mente come invece accade sempre leggendo.
Ritornare su queste riflessioni.
Il lettore è attivo dove lo spettatore è passivo.
Il lettore ricrea nella sua mente le immagini che le parole evocano, laddove lo spettatore di un quadro trova le immagini già belle e pronte e non ha da immaginare nulla, deve solo subire il fascino dell'immagine e abbandonarsi a esso.

Ogni elemento ha uno spirito. L'artista deve svelare lo spirito degli elementi, e le "corrispondenze" baudelairiane.
Rimanere all'interno del quadro indubbiamente è espressivamente limitante. Ma se i governi finanziassero la ricerca artistica come finanziano quella scientifica l'arte regalerebbe agli uomini la possibilità di cenare con le stelle.
Se gli artisti avessero a disposizione gli strumenti di ricerca della scienza si può star certi che l'arte non sarebbe socialmente ininfluente come lo è oggi. Ma c'è da giurare che sarebbe altrettanto pericolosa, se non di più, della scienza.

VISIONE LETTERARIA

PAROLE:
1 Ronzio
+
2 Lavatrice
+
3 Meccanico
+
4 Trumblante

A) Trumblante
lavatrimeccanico
ronzio

B) Trumblante
ronzio
lavatri-meccanico

5) Nell'oblò scosso del giorno
quindi
trumblante
ronzio
lavatrimeccanico

6) Girotondo
dall'oblò scosse
frullati

TROMBANTE RONZIO
LAVATRIMECCANICO GIROTONDO
OBLOIDALE
FRULLATI AL
PIACE IL MIGLIO AI GHIRI

non è facile scrivere per chi ha difficoltà.

Prima di tutto spontaneità. Una casa ... perché sempre con una casa incominciano le mie fantasie. Una casa. Abbandonata. Due bambini (maschio e femmina). Abbandonati.
quindi
1) una casa abbandonata
2) due bambini (fratellini) abbandonati
La casa abbandonata vicino ad un fiume grande, la casa, edera rossa, tra Francia e Germania
quindi
TROMBANTE RONZIO
LAVATRI-MECCANICO GIROTONDO
OBLOIDALE
FRULLATI
AL PIACERE DI MIGLIO AI
DIECIMILA GIRI
ABBANDONATA
AD UN FIUME GRANDE
LA CASA
EDERA ROSSA TRA GERMANIA E
FRANCIA

STORIA DI SAMANTA
Sola, in un sordido locale, con lo sguardo mesto Samanta fumava riflettendo sull'aridità di una vita senza amore.
Allora s'aprì la porta ed entrò il vento, il fumo rabbrividì e Samanta si ridestò.
Aveva sete, con gli occhi percorse il locale finché s'incantò sul bel viso d'un giovanotto seduto al bancone.
S'alzò e giocando con la sua sciarpetta di gatto profumata, sgranando gli occhi, s'inoltrò ondeggiando lentamente tra gli ubriachi che la schernivano e le dicevano delle brutte parole. Il grammofono mandava le danze ungheresi, concerto per violino, di Brahms. Il vecchio ingranaggio faceva uscire versi storpiati di quella musica incalzante e demoniaca. Arrivata che fu incontrò subito gli occhi di lui che avevano una luce sicura ed eroica. Allora Samanta, timida con la sua aria teatrale, chiese allo straniero il nome e lui, con voce profonda, disse: "Pandoro." Che ben nome pensò, fa rima con toro. Quindi improvvisò una danza che a Pandoro sembrò stregata.
Samanta con gli occhi furbi si avvicinò a lui e con aria sfrontata e lasciva gli girò attorno al collo la sua sciarpetta di pelliccia profumata, poi umettandosi le labbra disse: "Beviamo".
Pandoro ordinò all'oste di servire un bicchiere d'un certo elisir, quindi appoggiò un braccio sulle spalle fredde di Samanta che lo trascinò verso la parete e cominciò a sciogliergli la pesante camicia di fustagno. Sentì il dolce caldo del corpo di Pandoro e non poté che baciarlo.
Allora Pandoro la fermò e le disse: "Devo confessarti prima una cosa. Io sono Apollo e sono venuto per avvelenarti. Il barista è mio complice ma ora mi sono innamorato di te, zingara mia, e non so più se salvarti o lasciarti morire".
Sorda Samanta, ancora ipnotizzata dalla sua nuova passione lo baciò e lo condusse in una danza conturbante.
Le gambe però la sostenevano meno ed era sempre più fredda ed incolore. Cominciò a supplicare Pandoro di salvarla. "Pandoro amore mio salvami!". La sua voce diventava sempre più straziante. Pandoro, smarrito, non decideva. Alla fine si frugò nelle tasche e ne estrasse una boccetta. Appoggiò Samanta a terra circondata di guardoni e corse verso il banco per farsi dare un bicchiere d'acqua. Vi versò dentro tutta la boccetta, ma quando tornò da lei la vide morta mentre era soltanto momentaneamente svenuta.
Disperato, con le lacrime agli occhi, Apollo s'allontanò dal corpo dell'amata.
Samanta rinvenne, ma ormai incosciente e con un filo di voce, continuava a ripetere meccanicamente: "Pandoro salvami".
Pandoro però non poteva più sentirla.
Uno strano tipo allora si chinò su Samanta morente e accorgendosi subito della situazione urlò verso la bionda testa di Apollo che si allontanava nella confusione.
Fu inutile. Pandoro sentì ma ormai non era più innamorato. Fece finta di niente.
Quando lo strano tipo si voltò di nuovo verso Samanta ella aveva reso l'anima definitivamente. Lo strano samaritano vestito come uno spacciatore era uno spacciatore che già da diverse settimane cercava di piazzare una nuova sostanza di nome "ex-estint" inutilmente.
Chi gliela aveva procurata aveva giurato sul fatto che facesse resuscitare anche i morti. Quale migliore occasione di questa per provarlo? Ne aveva giusto una cinquantina di fiale addosso che aveva deciso, quella sera, di riportare al suo grossista.
Ne prese una, ruppe il beccuccio, aprì la bocca di Samanta e la versò dentro. Forse non passò un minuto e Samanta aprì gli occhi. Allora lui si presentò: "Mi chiamo Zapata. Ti ho salvata. Eri morta e ti ho resuscitata". Lentamente Samanta prese il viso di lui tra le mani e lo baciò lungamente poi gli tolse gli occhiali neri per vedere i suoi occhi e fu così che scoprì che Zapata era una creatura cibernetica. Egli le prese le spalle e avvicinandola a sé le disse di non fiatare. "Tu mi devi la vita e 200.000 per la fiala di ex-estint.
Sono anche un agente della polizia indipendente e se vuoi ti offro l'opportunità di vendicarti. In cambio voglio solo che tu mi renda felice stanotte e tutte le notti finché durerà la nostra collaborazione".
Fine della prima puntata.

VISIONE SOCIALE

È la scienza che fa testo oggi. Solo dalla scienza può giungere una metafisica nuova che ci aiuti a ricostruire con fiducia il mondo. Quando la scienza, percorrendo la sua strada, arriva a delle concezioni simili a quelle del Tao, si può ricominciare a credere nel domani, oltre la nostra piccola inutile morte.

Mitologia personale
Il vero "artista" è fra i pochissimi individui pronti per la libertà.
Non tutti, pochissimi, son capaci d'essere uomini liberi. Dopo millenni di educazione alla sottomissione essere liberi diviene prima di tutto un impegno pedagogico.

HANDICAP (in forma di favola)
La voglia di credere che pazzi e handicappati stiano al mondo per la mente dei bambini, per la loro fantasia, come favole incarnate di cui sono i dolci e disperati eroi. Eroi che si lasciano morire senza amore ma che rifioriscono non appena lo ritrovano. Eroi alla stessa stregua dei clown, degli gnomi e dei folletti, eroi insomma di un mondo bambino alla misura dei bambini. I pazzi tanto spesso amano gli animali, i fiori, i dolci, le caramelle e più che vestirsi si mascherano come a carnevale o come i protagonisti di una favola bella e feroce, in cui la ferocia viene dagli adulti.
I pazzi e gli handicappati sono cari a Gesù. 30 novembre 1995

PENSIERI LIBERI

E SE IO PER VIVERE FACESSI
IL COMMERCIANTE
E MI DILETTASSI D'ARTISTICA FILOSOFIA?

La mente completamente spenta.
Quando si dice che la pittura è un'arte priva di testa… ecco l'esempio del contrario: io non riesco a dipingere niente perché non ho niente in testa.

L'ultimo dell'anno
Sono stato sempre seduto da solo nel mezzo del carnevale generale, elargendo mezzi sorrisi alle facce che mi ondeggiavano davanti troppo velocemente. Tutti imbriaghi. Io non posso bere.
Pensavo, desideravo, che ci fosse stata meno gente, in modo che magari si sarebbe potuto cantare mentre gli altri giocavano a carte, a ping pong... Insomma desideravo un ultimo dell'anno... cinguettante? Comunque non me la sono presa perché la vita resta bella perché è varia. Chissà che per tutto l'anno non resti prigioniero di una festa non mia!

A volte mi fa un po' paura questo bisogno di scrivere e disegnare, un bisogno continuo, ossessivo, come se stesse a parare qualcosa che per me sarebbe assolutamente insopportabile.

Sono nati prima i suoni, le parole o le immagini?
Quando nasce la lingua?
Quando nasce la musica?
Le immagini sono nate probabilmente tra il medio paleolitico e quello superiore.
C'erano già le parole e la musica?

Per me solo l'Opera può dare veramente senso a tutti i miei interessi, a tutte le mie idee, altrimenti è solo un nulla angoscioso. Creare è la cosa più importante per me.
Creare che cosa?
Qualsiasi cosa dia forma alle idee che mi abitano.
Sono schiavo del mito della creazione. Creare è la cosa in assoluto più importante nella mia vita. E mi piacerebbe creare qualcosa che sia tanto utile praticamente quanto simbolicamente, culturalmente.

La parola e la cosa: separazione. L'intelligenza e la comprensione sono possibili senza la parola?
Esistono altri mezzi per leggere e comprendere l'esperienza?

Esiste anche una ricorrenza della mano. La mano istintivamente finisce per disegnare sempre determinate cose, che sono la sigla della sua volontà.

Il problema è di come stanno i corpi oggi. Non esiste piu niente di simile a come stavano i corpi (in ozio) fino ad un secolo fa. Sembra non esistere più fra gli uomini un momento di aggregazione che sprigioni bellezza dalle pose dei corpi. Oggi i corpi sono isolati, irrigiditi, privi di qualsiasi bellezza.

La composizione e poi la giustapposizione dei colori, gli equilibri e i ritmi mi sembrano passatempi inutili fatti alla maniera dei pittori.

VISIONE ISPIRATA E CREATRICE

Immagino una figura che abbia tutta la presenza di qualcosa di vivo, forse penso a una scultura, che con tutto il suo peso faccia venire in mente, per conversione, qualcosa che si innalza, che vola.
Ho bisogno di dare una presenza proliferante alle mie figure, debbono fare almeno un respiro ogni tanto. Quindi in definitiva non mi ritrovo nella pittura che mette in scena solo una parvenza di presenza. Ho bisogno di materiali, pietre, corde, vetro, acqua, legno, metallo, ecc. per fare qualcosa che abbia una presenza, scultorea, tridimensionale. Fra l'altro come spettatore e un pò come artista, adoro la pittura. Quando è la pittura di Masaccio, che fra l'altro secondo me è molto scultorea, mi manca il respiro.
La pietra mi ipnotizza.

Ho bisogno di trovare il punto di unione tra la mia interiorità e la realtà circostante. Questo lo si può fare in almeno due modi: partire dalla mia interiorità per arrivare (col tempo) a ciò che sta fuori; partire da ciò che sta fuori, scegliere immagini, oggetti, cose esterne che parlano di ciò che accade dentro di me. Queste sono le due maniere. Tutte e due sono estremamente affascinanti e mi rimane difficile scegliere.

Nel creare bisogna imparare ad essere assolutamente indipendenti, bisogna cioè essere per la solitudine. Unico piacere quello di operare con le mani per formare qualcosa che ci riporti all'origine della creazione. Fregarsene dei media, cioè della medialità, cioè del conformismo.

Non trovo più ispirazione dalla invisibile creatività della natura e con ciò ho perso gran parte della forza della mia concentrazione. Debbo però dire che dopo anni di ispirazione naturale non è che abbia poi fatto qualcosa che sia veramente buono, indimenticabile per la sua complessità e novità. Non è che mi aspetti di essere un genio però se non vedi mai ciò che vorresti veramente vedere allora che senso ha continuare a dipingere? Fatto sta che non rinuncio tanto facilmente. Che sia questa ostinatezza che mi tarpa le ali?

Ho voglia di mettermi a dipingere certi scorci della città, quelli in cui l'opera dell'uomo in questo secolo viene più messa in risalto. Case vicino a stabilimenti industriali, panchine alla base di un traliccio dell'alta tensione, eccetera.
In qualunque caso la città è sempre in grado di sorprendermi nelle sue composizioni (anche quelle più banali, anonime) e nei suoi colori, alla stessa maniera la natura e le sue fantasie di luci.
Ma in questa maniera che accade? Mi metto a fare pittura di paesaggio? Perché no? Che mi frega di quello che diranno i critici d'avanguardia? O i concettuali?

23 dicembre 1995
METODO PERSONALE PER SUSCITARE IMMAGINI MENTALI
Stanza buia, ascoltare (niente guardare) radio-racconti, musica, sdraiati senza fare resistenza al sonno. L'importante è il buio e l'abbandonarsi all'ascolto fino al sogno e al sonno. Tanto nella musica quanto nel racconto, particolare importanza ha la voce.

Non voglio rappresentare il dramma dell'uomo ma il dramma della creazione della materia. Ho bisogno della natura.

Differentemente dallo scienziato che deve mantenere il distacco dall'oggetto che studia (la natura) l'artista deve farsene compenetrare. Egli diventa lo strumento con cui si esprime fra gli uomini la natura. La natura quindi usa l'artista per comunicare agli uomini ciò che essi un tempo sapevano e hanno dimenticato.

Forse la cosa che più mi piacerebbe creare sarebbero dei giardini fantastici per tutta la popolazione.
Creare spazi per il riposo dell'anima, che poi sarebbero spazi dell'anima.
L'arte dei giardini nell'Islam. Trovare testi.

Ho bisogno di umorismo nella mia pittura.
Quindi comincerò col fare i miei animali.

PENSIERI D'ARTE VISIVA

Liberati dalla rappresentazione significa che si è costretti per forza a fare dell'astrattismo?
Speriamo di no. Speriamo che significhi solamente che ci siamo liberati dalla realtà, dalla riproduzione della realtà, di fronte ad essa.

Riflessione personale sulla funzione originaria dell'arte.
Posto che la caverna dell'uomo primitivo corrisponde simbolicamente (e letteralmente) al ventre generatore o all'utero della madre-terra, si può dire che i disegni di animali fatti sulle sue pareti altro non sono che un tentativo fatto dall'uomo di far nascere animali che poi l'aiuteranno a sopravvivere. Insomma le immagini di quegli animali sarebbero un po' come feti nel ventre materno e l'uomo assume su di sé il ruolo di agente fecondante.

Diciamo che del soggetto in origine non me ne è mai fregato un tubo. Qualsiasi soggetto per me andava bene perché quello che veramente mi importava era il modo con cui il soggetto veniva lavorato. Dopo è cominciato il senso di inferiorità. Le neoavanguardie snobbavano l'espressionismo. E questo è ancora il mio problema: la cultura nuova dichiara la morte della pittura e la priorità del concetto sull'opera. Io invece ancora non riesco a staccarmi dall'opera, dalla sua materialità e dall'uso delle mani e degli strumenti tradizionali del fare artistico. E forse non riesco a staccarmi neanche dal concetto di arte come espressione.

I primi disegni "considerati" sono a sette anni.
Mi interessava particolarmente la figura umana e il volto. Tutte rigorosamente figure maschili. Ero molto attento alla forma generale della vignetta, della figura e dello sfondo, dalla cura dei particolari formali più che naturalistici. Ero attratto dalle sintesi fantastiche dei particolari.
Insomma mi piacevano i bravi disegnatori: primo Caprioli, due disegnatori di "Topolino", il disegnatore di quel Tex intitolato "Tamburi di guerra", Magnus di "Alan Ford", certi disegnatori della collana "Storia del west", fra i primi della mia fanciullezza "Il Principe Valient" e alcuni altri.
Un grande amore per certi cartoni animati: Karel Zeman, "Yellow submarine", "Gli uomini a punta".
Più in là, nei fumetti Pratt, ecc. Insomma i miei disegnatori preferiti sono stati sempre maestri del bianco e nero, della linea e del punto (vedi Caprioli). La Linea più che il Colore, da sempre.
Quindi, in origine, per me, era il disegno.

Non appena la pittura astratta rappresenta qualcosa che non sia geometrico (è anche questo ridottissimo) rappresenta sempre la natura, perché qualunque forma conosciamo al di là del recinto geometrico ci viene solo ed esclusivamente dalla natura. Non posso rinunciare alla rappresentazione, alla realtà, alla metafora, alla natura. E dato che mi piace tanto il vuoto potrei fare delle tele di un unico colore che tiene tutti quanti i colori. Solo superfici variamente modulate. Quindi grande spazio al vuoto, alla luce, solo colore modulato, rinunciando a qualsiasi forma o figura.
Ma non so fino a che punto per il vuoto voglia rinunciare alla rappresentazione di qualcosa che non è un racconto se non quello della vita come si vede con gli occhi.
Si tratta di guardare alla vita (o alla natura che è la stessa cosa) fino a trarne l'insegnamento misterioso del "caos perfetto".
Caos Perfetto che si confonde talmente con il Flusso Naturale delle Cose da essere la stessa cosa con due nomi diversi.