VISIONE ARTISTICA TOTALE
13 agosto 1991 - Spesso, quasi sempre, sono costretto a rendermi conto che il mio inconscio è pieno di "segni di morte e di violenza" da piccola camera degli orrori. Aghi, fili, forbici, coltelli, ganci, ecc. conigli scuoiati col ventre ripieno e
cucito a panza all'aria. Cose comuni in ogni casa, e tutte queste cose servono a introdurre nel cuore il presentimento della morte o della violenza, della morte per subdola (casalinga) violenza.
28 agosto 1991 - Senigallia
Alla "mia" scrivania, ai giardini della stazione. Visto uno stormo di piccioni, tanti tutti insieme, piccoli guizzanti nembi neri sulle loro ombre, beccare ai piedi degli alberi e tra le bianche panchine, in mezzo alle rossastre foglie morte, subito alzarsi, volare in un cono, una stella, una spirale frettolosamente adagiata, subito sempre più' aperta, subito immensamente aerea, subito sempre più luce.
Movimento - Aria - Luce - Silenzio
La casa di cristallo del silenzio. Il silenzio, casa di vetro, realtà e sogno si sposano e nascono tanti bei bambini.
Tiziano: bambini nudi, piccolissimi, bagnati dalla luce del giorno, immersi tra la casa e la natura.
LETTERA A HERMANN
Il cercare il "disegno concettuale", la "costruzione teorica", la "poetica" dietro l'opera è un'abitudine per il pubblico dell'arte, più o meno colto.
Considero questa una curiosità comprensibile sul modello del piacere psicologico che si trova nello svelare un'enigma, ma non sono molto d'accordo con chi vuole spostare tutto dalla parte della poetica, dalla parte della teoria o della concettualizzazione a scapito dell'oggetto che è enigmatico per definizione (questa enigmaticità vale per tutti gli oggetti, non solo per quelli artistici).
L'oggetto ha l'importanza che può avere; una macchia di Rorschach, la contemplazione di un muro o quella di un paesaggio, l'importanza cioè di uno schermo su cui proiettare più o meno ordinatamente la complessità del magma psichico e culturale di chi osserva, ascolta, ecc.
La ricchezza di questo tipo di esperienza dà di più rispetto a quella che vuole il concetto o la teoria poetica generatrice dell'opera.
D'altronde credo che l'opera sconfini sempre dalla concezione che ne sta all'origine.
Alla fine si tratta di considerare la ricchezza dell'esperienza, considerare cioè la ricchezza che è "chiusa" nella qualità Enigmatica (il Mistero) dell'oggetto e la ricchezza che è nella Chiarezza dell'espressione (verbale) del concetto.
Insomma si tratta del paradigma Mistero/Chiarezza.
È pur vero che la chiarezza non è una peculiarità automatica dell'espressione verbale. Anche questa cioè può essere enigmatica, misteriosa, rimandare ad un altro da sé indefinibile. Nonostante questo l'importanza del paradigma Mistero/Chiarezza
rimane. Per me è fondamentale che qualsiasi espressione artistica (quindi anche verbale) si ponga come oggetto (autonomo, polivalente) enigmatico.
L'Enigma salva la ricchezza dell'esperienza di chi contempla l'"oggetto". Per salvaguardare l'esperienza simbolica e il linguaggio della divinità, dove la divinità è intesa come colei che non ha volto (se non tutti i volti), che non ha corpo (se non tutti i corpi), ecc. Enigma che non rimanda a nessuna soluzione che non sia un'altro
enigma formulato (e formato) chiaramente.
* Esempio di Concetto come cosa enigmatica, quindi come opera d'arte: "Il suono di una sola mano".
Il Concetto delle cose (definizione di tale oggetto come se appartenesse alla concretezza degli oggetti fisici, le cose. Come "contenitore" fisico di un mistero).
Caro Hermann, come si può quadrare un cerchio? Facile: attacchi quattro chiodi a un muro, due sopra e due sotto alla giusta distanza, ogni chiodo perpendicolarmente parallelo a tutti gli altri.
Quindi prendi la camera d'aria di una bicicletta e la metti intorno ai chiodi. Date le sue proprietà elastiche otterrai in questo modo il quadrato da un cerchio (la camera d'aria)
TENTATIVO RISOLTO DELLA QUADRATURA DI UN CERCHIO.
IL FASCINO DELLE SUPERFICI
(La "sensibilità" delle superfici)
La prima cosa che mi viene in mente sulle superfici è la loro similitudine con le mappe e con i territori.
Rialzi, avvallamenti, depressioni, percorsi di linee, il gioco microscopico di luci e ombre, la possibilità per l'occhio di avere una (relativa) ampia visione del territorio, come se dalla cima del monte più alto guardassimo giù o come se
fossimo uccelli che volando guardano il paesaggio sotto di loro.
Altra cosa: l'influenza invisibile ma relativamente fondamentale delle superfici che ci circondano sulla nostra psiche: una superficie di legno ci influenza in maniera diversa dalla superficie di un muro.
Altra cosa: l'analogia tra la superficie e la trama di una tessitura (texture).
Altra cosa: la sensazione organica che emana dalle superfici. La sensazione che le superfici, pur invisibilmente, siano continuamente in movimento, seppure di un movimento talmente lento che risulta impercettibile.
Altra cosa: la percettibilità della proliferazione di microcorpi, microforme, microidee, senza che queste assumano mai un'importanza individuale da cui non si può prescindere nella visione. Tutte sono contemporaneamente indispensabili e non per la formazione della totalità della superficie.
È quasi come la visione del muro o la Visione del Vuoto. Niente di nuovo quindi ma tutto ancora assolutamente affascinante senonché educativo.
Trascendere l'individuo per immergersi nel tutto.
Una maniera per superare il terrore della morte.
Lo studio della materia e dei materiali, delle loro superfici. I materiali come metafore, allegorie della condizione umana, come allegoria delle condizioni cosmiche.
Alchimia.
Esprimersi con i materiali, quindi con la luce, invece che con suoni e parole. Far parlare lo spirito invece che per mezzo di parole e suoni con i materiali. Inventare l'alfabeto di materiali imparando l'alfabeto dei materiali (quindi anche della luce
sui materiali).
Il piacere di scoprire nelle cose che vedo l'idea per un lavoro. Provo così molto più piacere che quando cerco di tirare fuori un'idea da me senza alcun aiuto esterno.
DANZA - TRANCE
Nessun progetto che non sia l'intensità vissuta del rapporto tra incoscienza-coscienza interiore e incoscienza-coscienza esterna. Mi interessa questa
frizione. Quello che si forma sulla soglia fra il dentro e il fuori.
Una danza deve essere, una trance. La trance mi interessa. Le tracce della trance. Lirico.
VISIONE LETTERARIA
I LABORATORI - Dai laboratori nasce tutto e i laboratori sono i santuari del senso d'onnipotenza dell'uomo. È di una sfida a Dio che si tratta.
Torre di Babele. Si "osa" negare la sua supremazia, la supremazia dell'anima e dello
spirito, in cambio dell'onnipotenza strumentale dell'uomo nei confronti del cosmo. Padrone del cosmo, da servo di esso a padrone. In questo passaggio c'è bisogno di una morte.
Qua (tra questi alberi, le panchine, i pochi estranei che ci sono, chi dorme, è estate, c'è la fiera, sono le due e mezza del pomeriggio, sono solo e scrivo, con la testa che mi gira, la solita inquietudine, in questo meraviglioso silenzio, delicatamente accompagnato da lontani martelli pneumatici, trapani e altri strumenti elettrici) si sta proprio bene. Meglio di così or non si trova.
In quel di Senigallia c'era la fiera, primo giorno, a mezzanotte il cannone tuonò nella cittadina da un ponte sul fiume tutto imbandierato dai due colori, rosso, blu, tra la calca di tutte le vie del centro e del lungomare, le ipercongrue macchine impazzite d'ingolfo, le croccanti abbronzature, nel tripudio vero e falso dei colori, con occhi più grandi dello stomaco. Lupi in giro come pupi a fiori, nell'acuto e rotondo clik clak del motorino, gilet sudamericani e copricapi mediorientali, bambole di gomma con gelati al puffo, lolite abbronzate, pittori sfigati e alpinisti frustrati (che piantano chiodi sulla testa di chi capita, anche la loro).
Non so se riuscirò a disegnare ma sembra che la scrittura abbia preso il posto dei segni. Quello che ora più mi interessa è la raccolta di immagini, testi, oggetti, tracce di azioni già pronte e che fanno parte più dell'immaginario storico che mio personale. I disegni in questo modo avranno la sola funzione di progettare la composizione di questo materiale.
LA STORIA COME ORCO CIECO, CANNIBALE.
PENSIERI LIBERI
Se ancora un anno e mezzo fa mi interessava nell'ambito della mia ricerca, una sorta di primitivismo espressionista, ora non so più bene quello che mi interessa. Sono sul punto che potrei decidere di interessarmi di qualsiasi cosa. O più semplicemente stasera sono piuttosto confuso.
FISCHIARE SPESSO E APPASSIONATAMENTE DURANTE LA GIORNATA.
Ho imparato a godere delle "piccole cose".
Qualche anno fa non sapevo cosa significasse.
Perché godo delle tantissime manifestazioni della luce.
L'energia...
che energia dare alla forma, al colore, alla materia, al pennello...
Ho la tendenza ad immaginare l'energia come un'entità sempre in movimento che nel suo
movimento ha la capacità di trasformare la materia.
Non solo l'energia "forma" la materia: la materia nel farsi trasformare informa di sé l'energia che quindi non è più la stessa, si trasforma, forse si arricchisce fino alla prossima materia da formare.
L'energia è quindi formatrice e informatrice della materia.
Isolare in immagine il tipo di energia non è facile.
Le energie son di tanti tipi. Ogni tipo ha un suo tempo specifico. Non è detto che l'energia sia tanto più forte quanto sia veloce. Esistono forti energie lente, pazienti.
VISIONE ISPIRATA E CREATRICE
Il prossimo lavoro di cosa deve tener conto se non del volo della luce e dell'aria, del vetro, del metallo, della terra, degli animali ecc.
Ho bisogno di far uscire il più selvaggiamente possibile i demoni che mi porto dentro.
Non mi interessa più alcuna decorazione. Mi interessa l'immaginazione.
LE FINESTRE DI SARAJEVO, MOSTAR, GORAZDE (quadri)
La tragedia di queste finestre deve portare in sé anche i lager, gli stupri, e l'uccisione dei bambini. Cioè l'assoluta mancanza di pietà, l'assoluta cecità. Far sentire tutto questo in un'immagine sintetica che porti in sé tutti i segni delle tragedie di cui sopra senza riportarle letteralmente o fotograficamente. I segni
solamente voglio. Ma questi segni debbono parlare molto chiaramente.
PENSIERI D'ARTE VISIVA
Il significato estetico del volto.
Il ruolo improbabile che spetta al volto umano nella cerchia di interessi delle arti figurative, viene definito dal fatto che nella forma del volto l'anima si esprime nel modo più chiaro.
Prima ritoccare fino allo sfinimento del piacere il
fondo, preparare un'atmosfera qualunque, basta
che sia già di per sé il fondo atmosferico.
|