VISIONE ARTISTICA TOTALE

Ho bisogno di sentire che quello che sto facendo abbia un senso e che non sia banale.
Le cose che ho fatto questi ultimi tempi non sono nient'altro che delle decorazioni, non c'è vero pensiero dietro e io ho bisogno che chi guarda almeno un po' pensi e fantastichi.

CONSIDERAZIONI SULL'ARTE
La rappresentazione umana non ha più senso. Per quanto mi riguarda.
Intanto non so rispondere a perché l'uomo si esprima "artisticamente". In fondo gli uomini si esprimono in mille modi non solo artistici.
L'idea di "espressione" è senz'altro legata all'idea di libertà più disciplina, o autodisciplina. E anche, importante, la presenza dello "spirito", o di una coscienza che si interroga, ancora come sempre, colle domande fondamentali. Una coscienza piena o semipiena di contenuti "profondi" quali violenza, amore, morte, vita, ecc.
Ci sono uomini che esprimono il loro pensiero tramite il linguaggio e sono gli intellettuali puri o i filosofi. Altri invece esprimono la loro "interiorità" con il lavoro, s'intende, manuale.
Questi ultimi sono gli artisti. Gli artisti concretizzano ciò che concreto non è in oggetti, che non sono di immediata utilità pratica, ma di utilità, immediata o non, per lo spirito. Questi oggetti chiedono allo spettatore di pensare, immaginare, agire autonomamente e pienamente, di diventare cioè padroni della propria esistenza, di non cedere supinamente all'ordine di una qualsiasi autorità riconosciuta socialmente.
Continua l'avventura del signor della pittura...
Non so dove mettere le mani con 'sti quadri. Mi manca mestiere, mi manca tutto quanto. Mi sento come un povero cane alle prese con qualcosa di più grande di lui.
Ancora a trenta anni passati non so qual è la mia via. Finirò questa mia vita tra le cose a mezzo. Anche la mia vita sarà una mezza vita? Pretendo troppo da me? Forse è questo. Non ho la pazienza per portare a termine qualunque cosa? In realtà mi ritrovo ad essere sempre stupefatto, apatico, non riesco a legarmi a niente. Sono un ignavo? Vado verso la rovina in questa maniera. Se ho un'idea forse l'unica cosa che posso fare è trovare la maniera per realizzarla nel miglior modo possibile. Forse ho solo bisogno di fare rami luminosi. Pietre oleate, ecc. Non riesco a immaginare quadri ma solo concetti spaziali. Non riesco a immaginare quadri, questa è la verità.
L'unica maniera per cacciare il senso di vuoto dalla vita è quello di rimanere attivi. Nel mio caso attività significa pensare e creare: dipingere, scrivere, suonare ecc.
Tutte le altre attività, chiamiamole attività "comuni", il lavoro stipendiato, non leniscono il mio senso di vuoto.
Mi piacerebbe poter usare tutte le macchine a disposizione per poter realizzare i miei progetti.

VISIONE LETTERARIA

Scrivere, scrivere, scrivere.
Scrivere è una cosa meravigliosa quando non si sa che altro fare.

VISIONE SOCIALE

Ho bisogno di misurarmi con tante cose che non capisco, soprattutto con ciò che riguarda l'essere sociale dell'uomo.

PENSIERI LIBERI

Molto più importante di quanto effettivamente ne sono cosciente è lo stato dei piedi. Importanti sono le scarpe che se non sono comode rendono la giornata particolarmente difficile. Il cattivo umore come la cattiva digestione possono dipendere dallo stato dei piedi e delle scarpe.

La magia è una cosa seria. La vita e la morte si baciano continuamente nella magia.

Quello che mi interessa maggiormente è il rapporto tra la cultura e la natura. Ma il problema fondamentale è che non riesco a trasferire questi miei interessi nella pittura.
Insomma nella pittura non riesco a esprimermi compiutamente, e magari scopro con ritardo che mi sarebbe piaciuto di più fare lo scienziato.

Mi piacciono i tronchi, l'erba e tutti i materiali naturali. Mi piace l'acqua e la sua trasparenza, mi piacciono tutte le cose ma non so che farne.

L'ambiguità di Do e di tutte le note dipende dal fatto che tutte sono figlie e generatrici contemporaneamente perché non esiste immobilità. Nel caso sopra per esempio DO è figlio di FA e contemporaneamente padre di SOL; così SOL è figlio di DO e padre di RE. Questo è valido fino a quando si giunge a SI che è figlio di MI ma non si può dire che sia padre di FA. Tra SI e FA c'è una zona limite, che può definirsi "grido" che è il motore di tutto il movimento che fa nascere e generare tutte le seguenti note da se stesso.

VISIONE ISPIRATA E CREATRICE

Ho bisogno di ritmo. Il ritmo è la verità emotiva.
Di questo ho bisogno, di sentire aprirsi la vita dalla rappresentazione.
Il caos riguarda soprattutto la storia dell'uomo, una storia di cui l'uomo è pesantemente vittima.
Il caos delle emozioni e l'ordine simbolico e reale della natura.

Non trovo collegamenti tra i lavori che sto facendo e i miei interessi per l'alchimia, biologia, antropologia. Son cose separate. Però, forse, solo per il momento. Probabilmente continuando seriamente a lavorare troverò il punto d'unione. Anche la storia dell'immaginazione mi interessa tantissimo. Quindi in qualche modo mi debbo interessare dei miti. Però c'è un problema che mica è tanto piccolo: in realtà ho poca voglia di leggere. Alla fin fine l'unica occupazione che mi occupa veramente è quella del far niente: dormire, fumare, mangiare, stare in compagnia, girare in macchina, stare seduto e fantasticare sul mio futuro di uomo di cultura. In realtà io non sono altro che un superficiale raccoglitore di materiale per alimentare la mia immaginazione e la mia fantasia.

IN PRINCIPIO…

Il primo anno di Accademia non ho dipinto molto e quando dipingevo usavo esclusivamente degli acrilici economici. Il secondo anno avevo trovato un appartamento tranquillo in compagnia di altri che frequentavano l'Accademia; ho cominciato a dipingere e disegnare quotidianamente. Dapprima, a parte il fatto che volevo dipingere, non avevo altre idee.
Vagamente mi interessava tutto ciò che era astratto o espressionista, mi piaceva l'idea che dipingere era esprimersi e per me significava il più istintivamente possibile, perché istinto per me significava purezza e libertà. Dall'astrazione prima o poi avrei separato qualcosa che era la mia specifica ricerca. Mi rendevo conto che non bisognava aver fretta e io non ne avevo perché provavo molto piacere (mista a pena) a lavorare.
Molti gessetti e carboncini sporchissimi di cui ero quasi sistematicamente insoddisfatto, in cui mischiavo tutto in un'orgia di stili diversi in un medesimo lavoro. Usavo tempere e acrilici su fogli. Ancora non avevo mai usato la tela. Facevo anche dei collage. In quei nove mesi sono riuscito a produrre almeno 15 cose compiute tra centinaia di fogli. Di quelle 15 si aveva però l'impressione che fossero state fatte da 15 persone diverse.
Andavo in biblioteca e copiavo su carta velina i disegni di Matisse che adoravo, insieme a Picasso, Modigliani e gli Espressionisti della Brücke in genere.
Generalmente mi sentivo dire che ero Picassiano. Alla fine di quell'anno mi interessava molto Carrà. All'inizio dell'estate compro la mia prima tela. La compro grande e rettangolare, la uso in verticale, quella volta mi piacevano i 24 lunghi rettangoli verticali. Volevo anche provare la tela, non conoscevo il metodo tradizionale di preparazione allora l'ho fatta con sabbia e vinavil.
Mi piacevano le superfici grossolane, rugose, materiche, in questo caso sarebbe venuta ruvida, in rilievo, color sabbia su bianco tela. Una volta finita questa operazione non ne rimasi soddisfatto, tutto era senza forza e scialbo. Ma questo non era importante perché la mia prima tela doveva essere colorata e avevo già in testa e su qualche quaderno delle idee per un disegno, per una composizione che si rifaceva tantissimo a Carrà perché ormai una cosa mi interessava: la deformazione del corpo umano e in questo liberarmi di certe cose che io consideravo vizi e che mi venivano dall'aver fatto Cartoni Animati all'Istituto d'Arte. Volevo usare solo i toni della metafisica di Morandi e Carrà. Del disegno fui insoddisfatto perché i tre Personaggi sono fatti in due stili diversi: la bambina è Carrà e la madre e il bambino sulle ginocchia più personali deformazioni. Invece delle soluzioni tonali sono tutt'ora contento. Usavo ancora le tempere. Ho fatto un altro lavoro con due figure metafisiche, due donne sedute sotto un muro, una suona la chitarra e l'altra vicino ascolta e canta. La donna che suona è gialla e l'altra è rossa. A sinistra in alto un albero dietro la casa. È notte Blu Rosso Giallo Verde. Ho fatto vedere questi due a miei amici che dipingono da molto tempo e il cui giudizio non posso fare a meno di considerare.
Piacque il primo e il secondo fu bocciato. Feci una donna col telefono sulle ginocchia seduta in una stanza dalle cui pareti venivano fuori fiori rossi come carne da incubo. Non è piaciuto.
Questo probabilmente è stato il mio primo olio.
Poi ho fatto vari olii su dei piccoli cartoncini.
Alcuni intendevano essere una figurazione espressionistica, quasi tutti gli altri metafisico-chagaliani. Finì l'estate che avevo tre piccoli olii di cui ero abbastanza soddisfatto: uno rappresentava un mostro bianco su un fondo infernale di rosso e grumi neri. Ricorda certe maschere nuovaguineiane e l'ho intitolato Iran Irak. Poi c'è la Madonna di una notte di Mezza estate. È notte, una notte calda Blu verde gialla e rossa c'è una bella Donna in primo piano che seduta sull'erba del campo isolato sembra stia divertendosi da sola, forse giocando misteriosamente. Ha le gambe incrociate e un piede è rosso e lunghissimo. Il piede lunghissimo ma che stava nell'insieme bene è la cosa che più mi è piaciuta di tale lavoro.
Quindi due soldati su un fondo di verde acquatico piatto e luminoso, lottavano in un corpo a corpo violentissimo fisso pesante. Tutto giocato su toni di verde nero rosso bianco blu senza giallo, terra dura e acqua. Lì fui soddisfatto per la riuscita del colore del disegno e della composizione. Il gioco più bello è stato prima il disegno volutamente grossolano disordinato, volevo la violenza più assoluta, intollerabile, per poi aggiustare tutto nella pacatezza dei toni dati sui due corpi.

PENSIERI D'ARTE VISIVA

15 Gennaio '90, lunedì
La mia pittura non esisterebbe se non ci fossero i miei personaggi. Angeli, Angeli demoniaci, Angeli della Morte come Sfingi, come la Fenice.
Quello che non mi convince nella mia pittura è che sia troppo legata a dei personaggi, come quelli che ho sopra citato, rigidi cioè, mitici.
Insomma ho bisogno di liberarmi di questa parvenza mitica, rigida, miticamente primordiale, per qualcosa di sì primitivo, ma completamente spurio di mitologia…

Disegnare Disegnare Disegnare
Di nuovo debbo chiedermi qual è l'idea oscura a cui voglio dare forma?
Qualcosa che perennemente ribolle senza riuscire mai a prendere forma. È vero che senza forma non si può comunicare niente?
DESIGN. Tavolo fatto a gradini, costruito per speciali inviti dai padroni agli impiegati. Vi si servono fogli dattiloscritti su piatti ora di coccio ora d'argento, bicchieri a mezzo di vino, d'acqua, brandelli di cibo.
Gradini che a mano a mano che scendono diventano più stretti e scomodi, fino a causare lividi.
Come per dispetto il mio disegno si è rinnovato, non debbo mai perdere fiducia nella Creatività.

… Tu Luciano non ti sei mai disinnamorato della pittura? Non ti è mai capitato? Che devo fare io? Non so perché ma il mondo della pittura mi sembra oscuro, privo di luce. Eppoi mi sembra di non avere più idee per quadri. Non mi interessa più niente di tutte le immagini della pittura moderna e post moderna. Mi interessano invece le immagini fantastiche del terzo mondo, forme a spirale, animali, raggi ondulati, ecc. Insomma concetti spaziali che concorrono a formare un'immagine fantastica. Ma anche questa ricerca ho l'impressione che durerà poco. Ho bisogno di sfogare tutta la mia fantasia spaziale e metamorfica. Invece di pensare dovrei lavorare ma preferisco scrivere piuttosto che disegnare.